COSTRUIRE E VIVERE IN SICUREZZA
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CLASSIFICAZIONE DEL RISCHIO SISMICO 

               

 Il rischio sismico, cos’è

Il rischio sismico è la misura matematica/ingegneristica per valutare il danno atteso a seguito di un possibile evento sismico.

Il rischio sismico dipende da un’interazione di fattori ed è funzione di

  1. pericolosità
  2. vulnerabilità
  3. esposizione

In particolare è valida la relazione:

rischio sismico = pericolosità · vulnerabilità · esposizione

ove:

  • la pericolosità è la probabilità che si verifichi un sisma (terremoto atteso); è legato alla zona sismica in cui si trova l'edificio
  • la vulnerabilità consiste nella valutazione delle conseguenze del sisma; è legata alla capacità dell'edificio di resistere al sisma
  • l'esposizione è la valutazione socio/economica delle conseguenze; è legata ai contesti delle comunità

Metodi per la determinazione della classe di rischio sismico

Le classi di rischio sismico sono le seguenti:

  • classe A+ (minor rischio)
  • classe A
  • classe B
  • classe C
  • classe D
  • classe E
  • classe F
  • classe G (maggior rischio)

 

Le linee guida per la classificazione del rischio sismico degli edifici, approvate con decreto ministeriale MIT n. 58 del 28 febbraio 2017, definiscono 2 metodologie per la classificazione del rischio sismico:

  1. metodo convenzionale, applicabile a qualsiasi struttura
  2. metodo semplificato, applicabile sono in alcuni casi

 

Metodo semplificato

Con tale metodo è possibile calcolare la classe di rischio sismico solo per strutture in murature e per interventi di tipo locale.

Nel caso di valutazioni finalizzate all'esecuzione di interventi sugli edifici volti alla riduzione del rischio, è consentito l’impiego del metodo semplificato nei soli casi in cui si adottino interventi di rafforzamento locale; in tal caso è ammesso il passaggio di una sola classe di rischio.

 

Si procede con il metodo semplificato, sulla base delle caratteristiche della costruzione, si definisce la classe di rischio di appartenenza a partire dalla classe di vulnerabilità definita dalla Scala Macrosismica Europea (EMS).

 

Metodo convenzionale

Il metodo convenzionale si può invece usare con qualsiasi tipologia di edificio. Si basa sui sistemi di analisi previsti dalle vigenti Norme Tecniche per le Costruzioni e determina la classe di rischio sia nello stato di fatto dell’edificio sia in uno stato conseguente l’intervento progettato.

Per attribuire la classe di rischio con il metodo convenzionale si fa riferimento a due parametri:
• la Perdita Annuale Media attesa (PAM), ovvero il costo di riparazione dei danni prodotti dagli eventi sismici che si manifesteranno nel corso della vita della costruzione, ripartito annualmente ed espresso come percentuale del costo di ricostruzione
• l’indice di sicurezza (IS-V) della struttura, definito come il rapporto tra l’accelerazione di picco al suolo (PGA, Peak Ground Acceleration) che determina il raggiungimento dello Stato Limite di salvaguardia della Vita (SLV), e la PGA che la norma indica, per il sito in cui la costruzione si trova e per lo stesso stato limite, come riferimento per la progettazione di un nuovo edificio.

La classe si calcola utilizzando entrambi i parametri e poi si associa all’edificio quella corrispondente a un rischio maggiore.

 

 

 

 

               

 

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